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PROGETTO PER UNA CAPPELLA SOTTERRANEA

Giro per il giardino e non riesco a fermare il cervello. Le idee mi si accavallano e faccio fatica a farne chiarezza.
Giro nella speranza di trovare qualcosa che abbia… senso.
Giro in cerca di una sorta di ecologia della mente, dove l’urlo, il senso di morte, l’intuizione tragica, si virtualizzino in sospensione, in gioco di speranza.
Ma tutto è ancora allo stato di fumo. Forse sto pensando a un rifugio antiatomico. L’idea di una nuova peste (la peste batteriologica) non mi abbandona. Ma come trasformare un rifugio antiatomico in rifugio antiatomico globale?
È lì che giro.
Come trasformare l’intuizione in pensiero? Come darle una forma?
Sto pensando a una serie di lavori dal titolo “La morte del sole”, ma come renderli se le idee non si sciolgono e il pensiero non assume chiarezza e globalità?
Eppure dovrò tornare nello studio, mettere ordine, ricacciare le mani nella polvere, nelle carte, nella cera.
Penso a Malevich, all’eliminazione di ogni finzione, alla capacità di stare sospeso sull’abisso.
Penso al colore delle sue superfici che non stimolano la visione, al suo quadrato nero, al non rappresentare, all’abolizione del principio di realtà, a questa faccia di cielo a noi rivolta che nella sua imponente astrattezza è l’unica certa realtà.
Penso a Rotchko, al colore luce dei suoi dipinti che è come venisse da un altro pianeta.
A Ravenna, alla tomba di Galla Placidia, ai mosaici sott’acqua della chiesa di San Francesco.
Mi viene in mente Fra Angelico, le sue superfici essenziali.
Penso a Rimbaud, a Mallarmé, al “Fiume” del mio amico Corrado, a tutto ciò che è invisibile.
E penso a un grande occhio rivolto al cielo, dalle viscere della terra, dove l’acqua produce armonia sonora e l’alabastro splende di luce interna.
Penso a un luogo dove si possa pensare l’invisibile, di un azzurro notte come la tomba di Galla Placidia, a un posto dove si possano immergere le mani e i piedi nell’acqua, il corpo rilassato, la mente serena.
A un… luogo come di frontiera, assai diverso dai suoi stessi confini.

Giovanni d’Agostino
Santa Maria Codifiume, 3 marzo 1985


m 6,62 m 4,50

Lucernaio

Occhio di vetro

m 3,10 m 1,50

Parte sommersa

Intercapedine-cassa armonica

Grande occhio di vetro verso il cielo

Spaccato laterale della cappella

Il cielo come clessidra

Grande occhio-lucernaio

Lamelle di metallo

Occhio-lucernaio

Intercapedine-cassa armonica

Condotto di salita dell’acqua

Autoclave

Condotti direzionali dell’acqua

Container Sasso di alabastro traforato

Progetto per una cappella (luogo di meditazione)
A forma ovoidale in cemento armato e rivestita in mosaico di vetro fuso di colore blu notte come la tomba di Galla Placidia.